Design on a human scale

Data 1 ottobre 2007

Categorie Pubblicazioni

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La volontà del fare architettura di Massimo Roj è già tutta nell’intento dichiarato: “l’Uomo al centro”. Progetto CMR ha cioè messo in atto un principio forte: non può essere il contenitore a fissare le regole dei comportamenti e, conseguentemente, al sistema dei servizi, ma è il benessere dell’utilizzatore che deve dettare i principi all’organismo architettonico, in funzione dei reali bisogni. Però, quello che può apparire semplice, quasi scontato, in una prospettiva di progetto deve, nella pratica, abbinare virtuosamente: economicità e creatività, estetica ed etica, disponibilità e dialogo e, ovviamente, professionalità e impegno.
Costruire il progetto in architettura intorno alle reali esigenze dell’uomo significa, inoltre, pensare e realizzare innovazione, valore e passione: innovazione intesa come sicura risposta alle dinamiche condizioni di riferimento; valore come soluzione anche agli eventuali, possibili cambiamenti, economici e organizzativi della società; passione come attenzione verso tutti gli attori coinvolti e le loro reali e sentite esigenze.
Sono la storia e la memoria che, come sempre, possono essere di aiuto: l’uomo di Vitruvio è “misura di tutte le cose”; mentre quello del Rinascimento amplia il punto di vista statico del progetto, anticipando il tema, oggi molto sentito, del benessere dell’individuo (“Nella scelta dell’ambiente converrà badare a che esso riesca bene accetto agli abitanti sotto ogni profilo”, Leon Battista Alberti, De re aedificatoria); e poi il Modulor di Le Corbusier, che definisce parametri applicati anche nel design. Ma la considerazione contemporanea dell’uomo è scaduta a consumatore di merci e di spazi. È dunque necessario, e lo si legge nei lavori di Progetto CMR, recuperare un’attenzione più sensibile verso l’uomo, che non può fare a meno di confrontarsi non solo con le tre dimensioni del mondo fisico, ma anche con la dimensione del tempo, che diventa una nuova misura di riferimento.
Ha scritto Italo Calvino: “Nel modo in cui la cultura d’oggi vede il mondo, c’è una tendenza che affiora contemporaneamente da varie parti: il mondo nei suoi aspetti viene visto sempre più come discreto e non come continuo. Impiego il termine ‘discreto’ nel senso che ha in matematica: quantità ‘discreta’ cioè che si compone di parti separate”. La risposta di unitarietà di Progetto CMR a questa considerazione è frutto di una articolata e impegnata attività progettuale, che non tratta unicamente del disegno dell’architettura e degli interni, nè della sola ottimizzazione e gestione degli spazi e delle persone, ma di tutto questo insieme. E questa complessità viene dominata dall’attivo coinvolgimento di diverse competenze di più settori: architettura, ingegneria, sicurezza, benessere, con conoscenze e competenze specifiche di numerosi professionisti, tesi verso una visione unitaria e strategica, organizzata e gestita.
Si tratta di un approccio multidisciplinare che sottende una metodologia progettuale trasversale rispetto alle diverse discipline coinvolte nel processo, che considera tutti i passaggi, dall’idea all’uso, nella esatta misura e all’interno di una visione unitaria più ampia, articolata, complessa. E questo in un’attività che implica una oculata scelta strategica, un consistente impegno economico, un’attenta valutazione dei fattori di rischio, una sensibile consapevolezza dell’operazione.

Massimo Roj, nella sua visione neoumanista, ha fatto proprio questo: pensare e realizzare interni e architetture nelle quali l’uomo non subisce più lo spazio secondo schemi gerarchici imposti dalla tradizione, ma, al contrario, ne riceve stimoli essenziali alla positività, alla creatività, al benessere, al confronto.

[ dalla prefazione “Il valore del progetto” di Danilo Premoli ]

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