Rassegna stampa - 2001




Come cambiano
i luoghi di lavoro



Una mostra a New York e un libro
raccontano gli scenari del presente.
E del futuro





di Lisa Corva

Cosa vi servirebbe per lavorare meglio? Un laptop superleggero con connessione veloce a internet, un palmare ipertecnologico e multifunzionale, un cestino della spazzatura design e colorato, un letto con incorporato un computer? Sì, esiste anche questo: si chiama Bed in Business e l'ha progettato una donna, la designer olandese Hella Longerius. Ma forse quel che volete non è un oggetto. Sognate invece una finestra accanto alla scrivania, qualcuno che vi massaggi il collo e vi prepari il tè, il venerdì libero almeno durante i mesi estivi?
Sono tutte le idee - alcune realizzate, altre no - che compongono? Workspheres, la mostra appena inaugurata al Moma, il museo d'arte moderna di New York. Rimarrà aperta fino al 22 aprile e riunisce sogni, desideri e oggetti - di designer, artisti e gente comune - per un miglior modo di lavorare. In azienda, ma anche a casa (per chi vuole darci un'occhiata senza muoversi dalla propria scrivania, l'indirizzo internet è www.moma.org/workspheres).
Uffici in mostra, quindi. Uffici domestici ma anche nomadi, uffici innovativi oppure tradizionali e "rivisitati". A riprova del fatto che in tutto il mondo si sta sperimentando un nuovo modo di lavorare. Quali sono, però,le direttive del cambiamento? Ne abbiamo parlato con Orietta Fiorenza, architetto, coautrice di Workspace/Workscape - I nuovi scenari dell'ufficio ?(Skira). "I luoghi di lavoro oggi stanno cambiando, ma sta cambiando soprattutto il modo di pensarli, sia per chi ci lavora sia per chi si occupa di progettarli", sottolinea. "Oggi non si dice più "vado in ufficio" ma "vado a lavorare". L'ufficio non è l'unico luogo di lavoro, si lavora ovunque: perché si lavora tramite connessioni, fatte di tecnologie avanzate che permettono la comunicazione, e fatte anche di reti di persone che collaborano per team alla realizzazione di progetti. Potremmo dire, quindi, che l'ufficio di oggi non è più costruito per durare, ma strutturato per cambiare". Non a caso hanno molto successo anche in Italia le società di consulenza come Progetto CMR (che ha curato la nascita del libro), specializzata nella pianificazione e progettazione degli ambienti e degli spazi di lavoro, che viene spesso chiamata da grandi aziende e multinazionali che vogliono"ripensare" i loro uffici.

In rete
"La nuova geografia del lavoro è composita", continua Orietta Fiorenza. "L'ufficio è uno degli indirizzi dove ci rechiamo ogni mattina, ma è anche la casa, l'aeroporto, l'automobile, la sala di un ristorante. Si lavora ovunque, e nello stesso tempo la nostra scrivania è di tutti e di nessuno. Si lavora anche per postazioni condivise, in orari scaglionati, ridisegnando ogni giorno il layout degli spazi per far posto a lavori di gruppo, brevi riunioni, momenti di concentrazione. L'ufficio, mutevole come non mai, si adatta e cambia con noi. Nel nuovo paesaggio dell'ufficio esistono spazi per pensare e spazi per riunirsi, zone di pausa e di relax, e aree per collegarsi brevemente in rete, anche per chi solitamente lavora altrove ed è in quel momento un ospite di passaggio. Non dimentichiamoci che sono sempre di più i liberi professionisti, i consulenti, ma anche i dipendenti che approfittano del flex-time. Si è più liberi di lavorare "altrove", ma si converge poi in ufficio per uno scambio a "quattr'occhi", per condividere".
L'open space ormai diffusissimo (e in parte anche già superato), l'home office, il telecommuting: tutte esperienze che ci vengono dal mondo americano. Ma non esiste una "via mediterranea" all'organizzazione del lavoro? "Certo, così come esiste un modo di fare l'ufficio italiano; dove lo stare insieme, il condividere spazi e luoghi d'incontro è fondamentale e diventa una componente essenziale della giornata lavorativa". Ed è questo, in fondo, il tratto che accomuna i "nuovi" modi di lavorare che stanno nascendo in Italia. Ci sono le agguerritissime web-company, come E-Tree di Treviso o Razorfish a Milano, che ai loro collaboratori propongono pareti a colori fluo, angoli caffetteria, massaggiatori a disposizione e zone fitness (magari con sauna e parete per arrampicare). E poi ci sono le soluzioni più tradizionali: come nella sede della stilista Patrizia Pepe, immersa nella campagna toscana, dove oltre alla palestra c'è una grande cucina "all'italiana", con madie e vecchie credenze, sedie antiche e spaiate, per mangiare insieme, come una volta. Insomma: il vero made in Italy.

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