Le strade per rinnovare e innovare una azienda passano anche attraverso l'architettura. E rifare il posto di lavoro può diventare un business anziché una spesa. Basta saper progettare rendendo l'ufficio più flessibile e più "integrato": si possono cosi liberare spazi inutilizzati all'interno dell'azienda, affittarli e ricavare nuovi introiti per lo sviluppo delle attività.
E' questa l'idea di Progetto CMR, una società di architettura che da anni sta realizzando uffici flessibili in tutto il mondo; i primi uffici che tengono realmente conto dei nuovi scenari del mondo occupazionale: lavoro in affitto, part-time, lavoro a distanza.
"Cerchiamo di dare al progetto diverse possibilità di sviluppi futuri", afferma l'architetto Massimo Roj, autore di un libro che raccoglie i lavori eseguiti, intitolato "Workspace/Workscape". I nuovi scenari dell'ufficio" (Skirà, pp.180 L.70.000).
"La nostra idea è quella di una progettazione integrata - prosegue Massimo Roj -. Si fonda sull'esigenza di concepire i processi decisionali sugli edifici e sui loro spazi come una attività proiettata nella quarta dimensione, il tempo. Ciò significa prefigurare spazi che possono adattarsi a tutte le trasformazioni funzionali possibili, organizzative e tecnologiche nell'ambito della giornata e degli anni, fornendo agli organismi produttivi un ritorno in termini di qualità, anche con il mutare delle condizioni di partenza".
"Le esperienze high-tech, la bio-integrazione, la flessibilità estrema, gli edifici intelligenti - conferma a questo proposito l'architetto Mario Bellini - hanno portato gradualmente a postulare la necessità di una progettazione integrata".
Un tipo di progettazione che non muove dalle variabili stilistiche o spaziali, ma affronta innanzitutto i temi delle interrelazioni tra operatori e strumenti di lavoro, dell'ufficio cablato, della gestione dei fili e delle interfacce, della virtualità connessa alle professioni del futuro (dall'e-commerce al telelavoro), della polifunzionalità e della dislocabilità.
Insomma una progettazione a misura di rete, quella web, e non di reticoli, quelli usati tradizionalmente dagli architetti per determinare rigide divisioni spaziali atemporali.
Si progetta così un ufficio che è al servizio del lavoro e di chi lavora e poi, solo poi, del desiderio di soddisfare le esigenze stilistiche e di autogratificazione del progettista.